REPORT SUL DIABETE, II PARTE

 

Non esiste “una” dieta specifica per il diabete, ma l’alimentazione è fondamentale.

 

Dopo aver trattato il diabete in generale, oggi ci addentreremo negli aspetti nutrizionali di questa patologia, che richiede un’adeguata consapevolezza in termini di gestione dei carboidrati, abbinamenti degli alimenti, indice glicemico e stile di vita.

 

La prima cosa che una persona diabetica deve “mettersi in testa” è, infatti, che una dieta varia e equilibrata rappresenta una vera e propria terapia, di supporto al trattamento con insulina nel caso del diabete tipo 1, per la vera e propria cura nel tipo 2 e nel diabete gestazionale. In tutti i casi, inoltre, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione delle complicanze, nel miglioramento del profilo glicemico, nella gestione della malattia sotto molti aspetti, ancor di più se associata all’attività fisica e a un corretto stile di vita (sonno regolare, astensione da fumo e alcol).

 

Nel diabete tipo 1, come abbiamo visto, la somministrazione di insulina rappresenta la cura standard, che viene adeguata ai bisogni di ciascun paziente in base a diversi fattori. Lo scopo della terapia insulinica è quello di prevenire sia l’iperglicemia sia l’ipoglicemia, permettendo la corretta metabolizzazione dei nutrienti (in particolare, l’ingresso del glucosio nelle cellule target a opera dell’insulina) e rallentando l’insorgenza di complicanze, che in questo caso rischiano di essere più precoci. È importante, inoltre, che vi sia il monitoraggio della terapia, per eventuali adeguamenti delle unità di insulina, anche considerando che negli ultimi anni si sono fatti molti passi avanti nella diversificazione e varietà dei trattamenti, sia in termini di modalità di assunzione, sia sotto l’aspetto tecnologico (pensiamo al microinfusore), con lo scopo di rendere più facile la vita del paziente.

In questo caso, comunque, “fare insulina” non deve equivalere alla totale noncuranza nei confronti dell’alimentazione, al contrario! Mangiare in modo adeguato influenza positivamente la terapia, in molti casi permettendo la riduzione delle unità di insulina da somministrare, e una più serena e consapevole gestione della malattia. Nel caso di pazienti giovani, come è frequente per il diabete di tipo 1, è bene che l’intera famiglia venga coinvolta dal punto di vista nutrizionale, affinchè le abitudini alimentari e di convivialità non pesino esclusivamente sul paziente. Questo aspetto, all’inizio soprattutto, può essere vissuto male dai familiari, ma presto si scopre che convivere con il diabete non è impossibile, nemmeno a tavola.

 

Il diabete di tipo 2, la forma più diffusa, è per certi versi quella più “curabile” attraverso lo stile di vita e l’alimentazione, che divengono veri e propri strumenti di terapia. In questo caso, la pratica costante di una moderata attività fisica (almeno mezzora di camminata per 4-5 volte a settimana, o altre combinazioni) accanto all’adesione a una dieta sana, contribuisce realmente al controllo delle glicemie, riducendo la glicemia basale e l’emoglobina glicata (ricordiamo che quest’ultima è un marker fondamentale, indice delle glicemie dei 90 giorni precedenti al prelievo). Ci sono, infatti, molti studi che dimostrano il ruolo positivo dell’attività fisica nella gestione del diabete di tipo 2.

 

Ma veniamo all’alimentazione: cosa dovrebbe mangiare chi soffre di diabete (o di IFG o IGT)?

Le “regole” non sono poi così diverse da quelle valide per tutti. Il segreto sta nella varietà e genuinità dei cibi, e nell’esclusione di tutti quei prodotti che sconsiglio sempre (snack, merendine, prodotti da forno, bevande zuccherate, etc), con un occhio in più nei confronti dei carboidrati, soprattutto di quelli semplici e raffinati. Più in dettaglio, anche un paziente con il diabete può mangiare la pasta, il pane e altri alimenti prettamente glucidici, ma dovrà farlo in quantità moderate, e applicando qualche stratagemma per ridurne l’impatto glicemico: alternando con le versioni integrali dei suddetti alimenti, associando una fonte proteica, anche piccola, e l’olio extra-vergine d’oliva a ciascun pasto, per rallentare l’assorbimento gastrico dei glucidi, e non consumando più di un tipo di carboidrato nello stesso pasto (se si mangia il pane, niente pasta, patate e frutta, e viceversa). Questo ultimo aspetto è fondamentale, considerato che l’indice glicemico di ciascun alimento contribuisce ad aumentare il carico glicemico complessivo dell’intero pasto (in fondo, il link dell’articolo che tratta questo argomento), e pertanto associare gli alimenti con maggior IG è senza dubbio poco saggio! Tradotto, se mangio la pasta, non mangerò anche il pane e/o un frutto, ma riserverò il consumo di quegli alimenti ad altri momenti della giornata. Questa regola, del resto, è utile per molte altre categorie di persone, soprattutto per coloro i quali devono tenere sotto controllo non solo la glicemia ma anche il profilo lipidico. Ricordiamo, infatti, che tutti i carboidrati in eccesso (soprattutto quelli raffinati e gli zuccheri semplici) stimolano una massiva secrezione insulinica, vengono trasformati in grasso di deposito e influiscono non poco sull’aumento dei trigliceridi e del colesterolo LDL.

 

Attenzione, dunque, alla corretta gestione dei carboidrati, che nei pazienti insulino-dipendenti si dovrebbe tradurre anche nel cosiddetto “counting” o “calcolo dei carboidrati”, per stabilire quante unità di insulina bisogna assumere dopo ciascun pasto, e non iniettarne più (o meno) del dovuto, come fanno ancora in molti. Tale aspetto non è da sottovalutare, perché la somministrazione del giusto quantitativo di insulina è fondamentale sia per evitare un’ipoglicemia sia per rallentare il più possibile la progressione della malattia, ottimizzando il metabolismo del glucosio e prevenendo, quindi, l’aumento della richiesta insulinica da parte dell’organismo. Solo questo argomento, del resto, ncessiterebbe di una trattazione a parte, e per questo esistono dei veri e propri corsi volti all’insegnamento del counting dei carboidrati.

 

E i dolci? Niente allarmismi, una fetta di torta  in un’occasione speciale o un gelato ogni tanto sono concessi, l’importante è che il dolce non abiti la tavola quotidianamente, e che sia “fatto bene”, cioè preparato con pochi ingredienti ma di ottima qualità, senza grassi trans e/o idrogenati, né zucchero in dosi spropositate. Anche non mangiare pane/pasta/pizza/patate/frutta prima del dolce è fortemente consigliabile, e magari fare una passeggiata dopo, per favorire il ritorno della glicemia ai valori normali.

 

Se il dolce o la pizza possono essere gestiti senza grosse conseguenze, ci sono invece cibi e bevande che andrebbero sempre evitati. È il caso di bevande zuccherate (anche artificialmente, poiché il segnale che arriva al cervello dopo l’assunzione di un dolcificante è uguale a quello indotto dallo zucchero) quali coca-cola, aranciata, gazzosa, e di quei cocktail colorati, alcolici e analcolici, tutti estremamente zuccherini. No anche ai succhi di frutta, iniezioni di zucchero puro oltre che privi dei benefici della frutta intera! Attenzione, inoltre, agli zuccheri nascosti (frutta sciroppata, fichi e datteri essiccati, ketchup, salse e glasse da condimento dolci e salate, snack di vario tipo etc) e, come già detto, ai prodotti confezionati in generale (leggete le etichette!).

Più mangiamo cibo “vero”, meglio è.

 

Via libera, invece, a legumi, verdura, proteine (pesce, uova, carne e alcuni latticini), grassi “buoni” e cereali integrali. Molti studi hanno indagato l’effetto dei legumi sulla glicemia, e sembra che il loro elevato contenuto di fibra solubile aiuterebbe a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue, oltre che a promuovere il senso di sazietà e contribuire alla perdita di peso. Anche i vegetali ricoprono un ruolo importante per il paziente diabetico, poiché rallentano l’assorbimento degli zuccheri nel sangue. È bene che almeno una porzione di verdura sia presente a ogni pasto!

 

Per quanto riguarda i carboidrati complessi, per variare la dieta si possono alternare le versioni integrali di pane, pasta e riso con piatti unici a base di cereali e legumi come kamut e lenticchie, farro e ceci, cous cous di quinoa, piselli e verdure, etc.

Tra le fonti proteiche, sono da preferire il pesce, le carni bianche seguite da quelle rosse, le uova e i latticini, con un pizzico di attenzione alla tolleranza individuale ai formaggi, poiché in alcuni soggetti questo alimento promuove una maggiore risposta insulinica. Per capire quali e quanti latticini si possono assumere senza influenzare negativamente la glicemia, un metodo utile è quello di misurarla con il glucometro dopo aver consumato l’alimento del quale si vuole conoscere l’effetto; questo test, del resto, lo si può fare per tutti gli altri alimenti! È molto utile, per esempio, per capire la risposta glicemica individuale a diversi tipi di frutta e ai dolci.

 

Riepilogando, i punti chiave nella gestione dell’alimentazione per le persone diabetiche sono:

•    Seguire un’alimentazione sana, varia ed equilibrata

•    Ridurre il consumo di zuccheri semplici e carboidrati raffinati

•    Incrementare il consumo di fibra

•    Evitare periodi di digiuno prolungato, e non saltare la colazione

•    Suddividere equamente, nei 3 pasti principali, la quota totale di carboidrati complessi (pane, pasta, riso, fette biscottate) e consumare la frutta preferibilmente come spuntino

•    rispettare le porzioni e le frequenze raccomandate

 

In conclusione, avvicinarsi e mantenere il peso forma rappresenta un’ottima strategia di intervento per riportare nella norma le glicemie, e prevenire dunque il peggioramento del diabete, l’insorgenza di insulino-resistenza e tutte le conseguenze che ne derivano.

 

Di seguito, le liste contenenti le indicazioni dietetiche più raccomandate, ma ricordate che la dieta deve sempre essere personalizzata!

 

Alimenti da evitare

•    Pane bianco, al latte, addizionato di frutta; pizza bianca

•    Salumi/affettati: salame, mortadella, prosciutto cotto, pancetta, salsiccia secca e fresca

•    Carni conservate, impanate e fritte

•    Piatti pronti

•    Condimenti troppo grassi come lardo, margarine, panna, salse pronte

•    Bevande zuccherine, the freddo, succhi di frutta

•    Alcolici e superalcolici

 

Alimenti consentiti con moderazione (della frequenza e della porzione)

•    Frutta (da consumare nelle quantità indicate, meglio a crudo e con la buccia)

•    Tutti i cereali raffinati e i loro derivati: riso, pasta, pane, fette biscottate, grissini, crackers, taralli

•    Patate, rape rosse, carote (per l’elevato indice glicemico)

•    Affettati/salumi: prosciutto crudo, bresaola, speck, fesa di tacchino/pollo, lonza. 1-2 volte/sett

•    Burro a crudo (per esempio, la mattina un velo sulle fette biscottate)

•    Dolci quali torte, pasticcini, biscotti, frollini, gelato, budini etc, 1 volta ogni 1-2 settimane

 

Alimenti consentiti

•    Verdura cruda e cotta

•    Legumi, 2-3 volte/settimana

•    Pesce (fresco o surgelato), almeno 3 volte/settimana

•    Formaggi freschi, 1-2 volte/settimana (secondo tolleranza individuale); ricotta 2 volte/settimana

•    Uova, frequenza variabile (vedere articolo nella sezione link)

•    Carni bianche e rosse. Parola d’ordine? Varietà! Bianche 2 volte/settiman, rosse 1 volta/settimana

•    Latte e yogurt (meglio intero)

•    Cereali integrali

•    Olio extravergine d’oliva

•    Erbe aromatiche e spezie (alcune possono avere un effetto ipoglicemizzante: curcuma e cannella)

 

di Wanda Rizza

Link utili:

 

http://www.ragusaoggi.it/43872/l-importanza-dell-indice-glicemico-nella-scelta-degli-alimenti?doc_id=41834&cerca=Rizza%20indice%20glicemico

 

http://www.diabete.it/ebm/view.asp?ID=468

 

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25833969

 

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25230771

 

 

 

 

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