Elezioni provinciali e il paradosso Abbate: l’uomo solo al centro del centro-destra

Nella scacchiera politica del Libero Consorzio di Ragusa, si muovono pedine pesanti ed in stretto raccordo. Ma una figura – quella dell’onorevole Ignazio Abbate – sembra esser rimasta a giocare una partita tutta sua. La cronaca politica della giornata di ieri non lascia spazio a molte interpretazioni. Quattro partiti del centrodestra siciliano – Forza Italia, Fratelli d’Italia, Grande Sicilia e Lega – hanno scelto, in maniera compatta, la sindaca di Comiso, Maria Rita Schembari, come candidata alla guida della ex Provincia. Una scelta che non solo sottolinea l’unità inedita del centrodestra ibleo, ma che, di fatto, mette fuori gioco la candidatura di Abbate, o meglio, quella da lui proposta e forse anche imposta, ovvero il sindaco di Acate, Giovanni Fidone, indicato in solitaria sotto il vessillo della Democrazia Cristiana. A dare autorevolezza all’accordo le firme in calce anche dei parlamentari nazionali Nino Minardo (Lega) e Salvo Sallemi (FdI), oltre a quelle del capogruppo di Fratelli d’Italia all’Ars, Giorgio Assenza, e dell’esponente di Grande Sicilia Fabio Mancuso.

La candidatura di Fidone annunciata da tempo da Abbate e rilanciata dallo stesso Cuffaro nel corso della sua visita la settimana scorsa a Vittoria, non è stata il frutto di un confronto, di una mediazione, di un dialogo con i referenti del territorio, ma una designazione verticistica, unilaterale, che ha avuto il sapore della sfida più che dell’apertura. Non stupisce allora che le forze del centrodestra abbiano fatto quadrato, trovando nel nome della Schembari una figura esperta e dialogante, una sintesi vera tra le esigenze dei partiti e delle istanze civiche. Un gesto che – nel linguaggio dei simboli politici – suona come un chiaro messaggio: “tutti, tranne lui”.

Ora, di fronte alla compattezza altrui, la DC grida all’esclusione, mentre sembra esser stata proprio la DC ad aver chiuso le porte prima che qualcuno potesse bussare. Un atteggiamento per la verità che contrasta apertamente con la linea più inclusiva e federativa che Totò Cuffaro ha predicato per la DC in Sicilia: fare rete, costruire ponti, creare leadership condivise e che ha ribadito a Vittoria. Ma è davvero tutta colpa di Abbate che con il suo stile da battitore libero, sta diventando più un problema che una risorsa, sia per il suo partito che per la credibilità di una proposta politica che avrebbe potuto – e forse potrebbe ancora – incidere davvero sul territorio ibleo? Sembra eccessivo addossargli tutta la responsabilità dato che Cuffaro non poteva non prevedere che sarebbe stata questa la reazione del centro destra in provincia dopo il suo l’endorsement pubblico a Fidone. Il risultato adesso è un isolamento sempre più visibile della Dc di Cuffaro e di Abbate , in cui anche una candidatura valida come quella di Fidone rischia di naufragare, non per mancanza di merito, ma per eccesso di protagonismo del suo sponsor.

Nel gioco delle alleanze, spesso non vince chi ha ragione, ma chi sa condividere il potere, cedere qualcosa per ottenere il massimo. Ma la partita ovviamente non è assolutamente chiusa. La Dc può confidare sul voto blindato di molti propri consiglieri ma anche di consiglieri provenienti dal mondo del civismo e quindi il risultato è tutt’altro che scontato. Le elezioni del 27 aprile sono ancora tutte da giocare anche nonostante questo patto di ferro del centrodestra iblea contro Abbate!

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